Di seguito pubblichiamo l’immagine della PET (Tomografia a emissione di positroni) di due cervelli nella quale si nota un area particolare “accesa” dal rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore legato alle sensazioni di appagamento e gratificazione.

PET di due cervelli

Fonte: jurnals.plus.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0000698

Osservando la foto si nota che i due cervelli non sono del tutto uguali, si nota infatti che in quello di sinistra l’area ha un colore più intenso. Tale intensità significa che il cervello di sinistra sta provando un piacere più intenso di quello di destra.

Esiste una dipendenza “insospettabile”, che può essere considerata al pari di quella da tabacco o sostanze stupefacenti: la dipendenza da zuccheri.

Ora aggiungiamo la didascalia che avevamo preventivamente tolto che vi permetterà di capire cosa hanno assunto i due soggetti ai quali appartengono i cervelli in questione.

Come potete notare il soggetto proprietario del cervello di sinistra sta reagendo all’assunzione di zucchero e quello di desta all’assunzione di cocaina. Concludendo, da questo studio si determina che lo zucchero è più forte perfino di una droga.

Uno studio, condotto nel 1987, aveva messo in evidenza come lo zucchero possa agire al pari di un farmaco analgesico attivando particolari recettori del nostro cervello in maniera simile a molti stupefacenti; inoltre, un lavoro più recente, condotto nel 2014 evidenzia come il consumo di alcol e zucchero stimolino la produzione di dopamina, altro neurotrasmettitore che è rilasciato dal nostro cervello durante uno stato di piacevole benessere.

Quali sono le conseguenze di tutto ciò:

Quando si mangiano prodotti con un alto indice glicemico (es. zucchero bianco, succo di frutta, dolciumi…), si sente il bisogno fisico di mangiarne ancora e ancora, indipendentemente dal senso di sazietà.

A causare ciò è il picco glicemico che segue l’assunzione di carboidrati semplici, con conseguente aumento dei livelli di insulina nel sangue, ciò, abbassa la glicemia e paradossalmente provoca una reazione che induce l’organismo a richiedere nuovamente glucosio, non trovandolo più disponibile.

Inoltre, aumentando i livelli di insulinemia aumentano i livelli di serotonina, sostanza che induce uno stato di benessere e, di conseguenza, appena ciò cala l’organismo ricerca ancora quella piacevole sensazione innescando la dipendenza con una nuova richiesta di cibo e di zuccheri.

La prima conseguenza è dunque l’aumento di peso, per innescare poi conseguenze più gravi quali l’insorgenza del diabete o di altre patologie.

Da queste premesse si comprende quanto sia importante la scelta della giusta quantità e che tipo di alimentazione assumere in una giornata, scegliendo in base alla quantità e il tipo di carboidrati contenuti imparando a gestire il livello di glucosio nel sangue, soprattutto oggi che, solo in Italia, circa l’8% della popolazione (circa 5 milioni di persone) soffre di diabete o presenta livelli di glicemia alta.

Fonte: diVITA magazine giugno 2019 (Dipendente dallo zucchero?) e Blog Valentina Usai (LA DIPENDENZA DA ZUCCHERI)

 

Linea di alimenti a basso contenuto di zuccheri e carboidrati

 

 

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