Un secolo di storia racconta una delle tradizioni gastronomiche vicentine. Il “Penacio” si identifica nel braciere e offre ai clienti un caloroso benvenuto presentandosi con un caminetto acceso.

La passione per la cottura alla brace e la tradizione gastronomica di questa antica osteria si sentono negli aromi dei piatti serviti.

A colpirci il colore ed il sapore dell’entrèe, una vellutata di cavolo viola con del riso rosso che emanava un piacevole profumo ed accarezzava il palato ad ogni cucchiaiata.

La passione dello chef di casa, quella di passeggiare al mattino nei colli, con i suoi cani da tartufo, si trasforma in cucina in un mantecato di riso carnaroli al tartufo dei berici. Portata che ci lascia stupiti dalla cremosità e dall’aroma invitante e delizioso. Tartufo dei colli berici, raccolto dallo chef, utilizzato per creare un fantastico risotto, dolcemente mantecato, che al palato dona un tocco denso e vellutato. La consistenza del riso, unito al giusto profumo di tartufo, ben dosato e per nulla invadente, sfociano in una sensazione sensoriale gradevole e appassionante.

Ora arriva la carne alla brace, non la classica bistecca o costata ma, una tagliata di sorana cotta allo spiedo in un unico pezzo, sapientemente avvolta da alcune fette di pancetta e qualche eraba profumata, utilizzate per aumentarne l’aroma. Al palato si percepiscono le variazioni di sapore, dalla sapidità della cottura del bordo alla morbidezza e succosità della parte centrale. Un sapore che valorizza tutta la bontà di questa bistecca.

Un piatto che si può annoverare tra i piatti tipici veneti da servire con della buona polenta abbrustolita.

Particolare il menù dei dolci creato con una serie di foglietti appesi su una “bambolina” in legno.

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