Calabria da scoprire. La cultura degli Zafarani e degli Arbereshe

Calabria da scoprire. La cultura degli Zafarani e degli Arbereshe

Una minoranza etnica sopravvissuta dal XIV secolo, che ha conservato la sua lingua e il suo rito religioso, una tradizione culinaria ricca di sapori e di saperi antichi, una popolazione di grande ospitalità. Sono tanti i motivi per scoprire Altomonte, antico borgo storico calabrese che sorge tra la piana di Sibari, che si affaccia sul mare, e i monti del Pollino, nella provincia di Cosenza. Qui si è svolto il primo capitolo d’inverno della Confraternita degli Zafarani Cruschi del Pollino, manifestazione a cui hanno partecipato altre 16 Confraternite enogastronomiche provenienti da varie parti d’Italia, tra cui alcune venete, come le veronesi del Lesso e della pearà, delle Erbette e Pissotta e dela Radicchio rosso di Verona.


 “zafarani”, peperoni tipici della Basilicata


Gli “zafarani”, per chiarire subito, sono peperoni tipici della Basilicata ma diffusi in tutto il sud Italia. Dal sapore dolce, vengono fatti essiccare in estate e poi utilizzati tutto l’anno facendoli friggere per pochi istanti nell’olio bollente, in modo che diventino leggerissimi e croccanti, cruschi, appunto. Deliziosi. Il priore della Confraternita è Enzo Barbieri, titolare di un bellissimo complesso alberghiero ad Altomonte, che porta avanti con moglie e figli, e dove la cucina si avvale dei prodotti coltivati nei campi circostanti.

Barbieri è un appassionato cultore delle tradizioni locali e nel corso della manifestazione ha organizzato per gli ospiti uno show cooking dove gli artigiani della zona hanno preparato in diretta pasta e dolci tipici, come le striglie, le scaleddre, la schicculiata,i cannaricoli, la giurgulena, i nustaccioli e le crocette di fichi secchi. Ad accompagnare la degustazione di questi particolari piatti, i vini tipici della zona, tra cui l’ottimo Magliocco, un robusto vino rosso prodotto in loco.


La zona di Altomonte presenta però anche altre peculiarità, come la più grande comunità Arbereshe del Sud Italia, una minoranza etnico-religiosa originaria dell’Albania e della Grecia. L’origine della sua presenza in Italia risale all’arrivo dei profughi albanesi sfuggiti alle persecuzioni turche della fine del XIV secolo e rifugiatesi nel Sud della penisola.

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In Calabria i discendenti di questi profughi, che si sottrassero alla dominazione ottomana per restare cristiani, sono concentrati nei paesi di Acquaformosa, Lungro e Firmo, nei dintorni di Altomonte. In particolare a Lungro ha sede l’Eparca (il vescovo) monsignor Donato Oliverio mentre nella cattedrale di San Nicola di Mira si possono ammirare bellissimi mosaici in stile bizantino. Altra chiesa tutta mosaicata è quella di San Giovanni Battista ad Acquaformosa.

Gli Arbereshe sono cattolici di rito greco bizantino, tuttora praticato come nei tempi antichi, e l’eparca è nominato dal Papa di Roma. In Calabria gli Arbereshe possono contare su 25 parrocchie mentre altre si trovano in Basilicata, in Puglia e in Abruzzo. Inoltre esiste una chiesa a Torino e una a Roma.
Un’altra tappa molto interessante, sempre a Lungro, è il museo del salgemma, ospitato nell’antico palazzo Marino, testimone di una tribolata vicenda umana, quella dei minatori della locale miniera di salgemma.

Il deposito di salgemma, formatosi 260mila anni fa, nei secoli è stato scavato fino a 275 metri di profondità, da quando fu scoperto ancora in tempi antichi. Da allora generazioni di minatori vi hanno lavorato in condizioni durissime per strappare alle viscere della montagna il suo prezioso contenuto che veniva commercializzato ovunque. Fino a mezzo secolo fa circa, epoca in cui la miniera è stata definitivamente chiusa, il lavoro dei cavatori di sale ha permesso a numerose famiglie della zona di sbarcare il lunario e anche di creare le premesse per un futuro migliore alle generazioni successive.

Tornando ad Altomonte, che si è meritato il titolo di uno dei Borghi più belli d’Italia, bisogna fare una passeggiata nel borgo storico, che capitale angioina della Calabria, nato coma Balbia in epoca romana e poi Brahalla in epoca normanna.

Da visitare la monumentale chiesa di Santa Maria della Consolazione, originaria del XIV secolo, il vicino convento domenicano del XV secolo, che ospitò anche il filosofo Tommaso Campanella, il museo civico con la sua piccola ma preziosa collezione di statue e quadri antichi, la torre normanna e la chiesa di San Francesco di Paola. Tra le sue stradine strette il borgo antico di Altomonte conserva il fascino e la pace di un luogo dove la memoria riposa tranquilla per accogliere i visitatori.

Articolo a cura di Elena Cardinali