Quando, nel Salone della Regione Abruzzo, il Governatore gli ha consegnato l’onorificenza di Ambasciatore d’Abruzzo nel mondo, Tony Di Paolo non è riuscito a trattenere le lacrime. Non erano lacrime di protocollo, ma il pianto composto di chi rivede tutta la propria vita in un istante: la povertà, la solitudine, il viaggio, la fatica, la conquista.
In una recente intervista alla Rai il giornalista Alberto Tundo ha detto: “Se la vita di Tony di Paolo diventasse una biografia un libro solo non basterebbe nel raccontare quel ragazzino partito da Introdacqua ed emigrato in America in miseria diventato poi l’imprenditore filantropo multimilionario”.
La storia di Tony Di Paolo comincia a Introdacqua, piccolo borgo abruzzese stretto tra le montagne, dove nacque poverissimo e dove, ancora giovanissimo terzultimo di quattro fratelli, rimase orfano di padre e di madre. Un’infanzia spezzata troppo presto, segnata dalla necessità di diventare adulto prima del tempo.

Nessuna rete di protezione, solo la dignità e una forza interiore che ancora oggi lo accompagna. Una storia ancora più triste con sua sorella Luisa, più giovane di lui di 8 anni, che a 6 anni la portarono in orfanatrofio. E lui, giovanetto, faceva 50 chilometri a piedi per andarla a trovare da Introdacqua all’orfanatrofio Ofelia. Una storia alla Martin Eden, capolavoro di Jack London, quella del piccolo Antonio divenuto poi Tony l’americano, ora Ambasciatore d’Abruzzo nel mondo.
Partì dall’Italia senza nulla. Nessuna ricchezza, nessuna certezza. Solo il coraggio di chi sa che restare significa soccombere. Arrivò in America come tanti emigranti del Novecento, iniziando dal gradino più basso: operaio, manovale, lavoratore instancabile. Iniziò così la sua lunga scalata, fatta di sacrifici, di notti senza sonno, di intuizioni e di una determinazione incrollabile.
Negli Stati Uniti Tony costruì passo dopo passo il proprio destino. Poco dopo fece arrivare la ragazza della sua vita, quella Maria di Introdacqua che sposò e che rimane a tutt’oggi la donna della sua vita, con i suoi tre figli. Oggi vive a New York, dove è diventato un imprenditore di successo nel settore immobiliare e finanziario, un uomo rispettato, ascoltato, stimato. Ma la vera grandezza di Tony Di Paolo non si misura nei numeri, bensì in ciò che ha restituito.
Perché Tony non ha mai dimenticato da dove veniva. L’Abruzzo non è mai stato un ricordo lontano, ma una presenza viva, quotidiana. Torna spesso a Introdacqua, cammina tra le stesse strade, stringe le stesse mani, guarda gli stessi monti. È rimasto uno di loro. E forse è proprio per questo che tutti lo sentono uno di casa.
Nel tempo è diventato un grande mecenate, un filantropo silenzioso, un uomo che aiuta senza clamore. Ha sostenuto comunità, iniziative culturali, ospedali, persone in difficoltà. Non per dovere, ma per riconoscenza verso quella vita che, pur partendo dal nulla, gli ha concesso una seconda possibilità.
La cerimonia in Regione Abruzzo, con il presidente Lorenzo Sospiri (presente anche il sindaco di Introdacqua Cristian Colasante) ha rappresentato molto più di un riconoscimento ufficiale. È stata la chiusura di un cerchio: l’uomo più povero del paese che torna come ambasciatore, simbolo di una terra che non dimentica i suoi figli migliori.

I giornali ne hanno parlato, la Rai lo ha raccontato, ma chi era presente ha colto soprattutto il silenzio carico di emozione di Tony, il suo sguardo lucido, la voce che tremava. E accanto a lui c’era il suo grande amico chioggiotto, Luciano Boscolo Cucco, anche lui imprenditore di successo, anche lui partito dalla povera gente onesta e lavoratrice, ora ha una grande azienda che rispetta il mare, ha le navi draghe. E assieme a lui altri amici: Renzo, Giancarlo, Giovanni, Secondo, ecc.
Due grandi amici, che magari litigano fra di loro perché uno ritarda di telefonare all’altro, ma che sono indissolubili e si incontrano a festeggiare le loro età. Gli 80 anni di Tony a Introdacqua con tutto il paese che lo festeggia, i 75 anni di Luciano a Chioggia l’1 febbraio 2026 con tutti i suoi amici. Il nostro è un augurio a tutti e due, che costituiscano un esempio per le nuove generazioni in questo attuale mondo confuso.
Questa onorificenza di Tony non celebra solo un successo personale. Celebra un’intera generazione di emigranti abruzzesi che hanno portato nel mondo valori di lavoro, onestà e umanità. Tony Di Paolo ne è oggi il volto più autentico.
La sua storia ci ricorda che si può partire senza nulla e arrivare lontano senza mai perdere l’anima. E che, a volte, il successo più grande è tornare indietro per dire grazie.









