Itinerari insoliti? Più di qualcuno potrebbe inorridire a leggerli, ma oramai ci dobbiamo tutti rassegnare alla loro presenza sul territorio. Sono grandi, sono tanti, sono distribuiti nelle periferie delle nostre città. Sono i centri dello shopping, i cosiddetti centri commerciali dove molti italiani oramai passano le domeniche d’inverno, specialmente se piovose, o i caldi pomeriggi d’estate… Sempre che non ci si possa permettere vacanze fresche montane d’estate o, in inverno, mari e spiagge esotiche. Ma se si è pensionati o madri di famiglia o per qualche altro motivo dobbiamo restare in città la soluzione resta questa.

Si affollano nelle ore pomeridiane con punte massime intorno alle 17.00/18.00, quando i figli sono usciti da scuola (a tempo pieno) e chi lavora ha lasciato le scrivanie dell’ufficio. Se ci siamo scordati di fare la spesa, vanno bene per un passaggio veloce: si parcheggia e con le scale mobili o l’ascensore in un secondo si è davanti allo scaffale della nostra merendina preferita o al banco della gastronomia per un piatto pronto o al “bio” per la verdura sana e a km zero.

Il problema arriva poi alle casse, quando le code si fanno lunghe e lente. Allora meglio evitare quelle casse tradizionali con l’operatore/trice, ma fiondarsi in quelle self service: saranno più scomode se abbiamo molti prodotti nel carrello, ma sempre più veloci.

Per chi abita in Veneto le possibilità di trovare un centro commerciale si moltiplicano  perché in genere ogni capoluogo di provincia ne ha almeno un paio a ridosso della cintura urbana. Per non parlare poi delle zone periferiche che la grande distribuzione organizzata ha raggiunto almeno a partire dagli anni Ottanta. Talvolta alcuni centri commerciali vengano ospitati in aree industriali dismesse opportunamente ristrutturate: in questo caso essi sono caratterizzati dall’avere i negozi disposti su molti piani.

Nel centro commerciale c’è sempre una parte riservata alla ristorazione: catene di fast food ma anche ristoranti “bio” e con alimenti per vegetariani o vegani o celiaci. Piatti internazionali dal kebab al sushi al cinese. Ce n’è per tutti i gusti. E altra novità apprezzata da molti (ma non da tutti): acanto ai centri commerciali ci sono  cinema multisala a 8-10 sale. Nella nostra regione questi enormi spazi che l’etnoantropologo francese Marc Augé ha definito “non-luoghi” in contrapposizione ai classici luoghi della tradizione in cui sono cresciuti i più anziani come la piazza, il muretto, l’osteria o il bar, il patronato.

Anche se i più grandi d’Italia sono in Campania e attorno a Roma, anche in Veneto abbiamo dei primati e il più esteso sembra essere quello di San Giovanni Lupatoto (VR); il secondo il Valecenter di Marcon (VE), a seguire Le Corti Venete della provincia di Verona, San Martino Buonalbergo. Difficile poi scegliere tra La Fattoria di Rovigo, la Nave de Vero di Mestre. Nel padovano oltre all’Ipercity e il Centro Giotto e la Corte di Padova, le Brentelle a Sarmeola, l’Airone a Monselice, il Ca’ Grande ad Abano Terme, il Piazzagrande a Piove di Sacco.

E se si vuole fare dello sport, dopo l’acquisto giusto nel negozio di abbigliamento ad hoc, possiamo andare in palestra e tuffarci in piscina o farci una bella sauna con massaggio. Il “non luogo” di Marc Augé pare oramai sostituire davvero la città tradizionale.

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