Tempi di quarantena (speriamo ancora per poco) e allora anche i Musei si sono organizzati per le visite virtuali. Ce n’è davvero per tutti i gusti. Possiamo spaziare con la fantasia davanti al nostro pc, rimanendo comodamente sdraiati sul divano. Qualche vantaggio in realtà c’è: non facciamo code, non spendiamo nulla (a parte la connessione internet), vediamo bene tutte le opere senza ressa che spinge o che ci alita addosso. E poi possiamo zoomare su un’opera e ingrandirne i particolari.

La visita virtuale è una simulazione di un luogo esistente, di solito composto da una sequenza di video o immagini fisse oppure immagini panoramiche o 3D. La visita virtuale può inoltre utilizzare anche altri elementi multimediali come gli effetti sonori, musica, narrazione, e testo.
Certe visite virtuali ci consentono attraverso dei link o dei rimandi di approfondire la storia del dipinto o della scultura o di altri tipi di opere d’arte. Volendo, si può poi surfare da un’opera all’altra o addirittura da un’ala o settore all’altra/o del museo. Niente scarpinate o scalinate o ascensori; solo la nostra postazione pc o tablet o, perché no, smartphone. A fine giornata, l’unica lamentela che ci sarà consentita sarà quella di sentirci anchilosati. E non è finita. Se siamo appassionati di videogiochi, alcuni musei propongono giochi virtuali o rimandano ad alcune applicazioni ricche di giochi di abilità o  di cultura. E i colori? se il nostro PC è ad alta definizione, lo spettacolo è assicurato: si possono distinguere le pennellate o i segni dello scalpellino sul marmo.

A Venezia i musei che hanno attivato questa modalità di visita sono molti. Ecco l’elenco: Palazzo Ducale, Ca’ Rezzonico col suo Museo del Settecento veneziano; Ca’ Pesaro e la Galleria Internazionale d’Arte Moderna; Palazzo Mocenigo con il Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume; il  Museo Correr; il Museo del Vetro e quello di Storia Naturale; Palazzo Fortuny.

Tutto questo grazie alla collaborazione con il Google Cultural Institute: si tratta del Google Art Project, una piattaforma online attraverso la quale il pubblico di tutto il mondo può accedere a immagini ad alta risoluzione delle opere d’arte. Si possono vedere anche le collezioni di musei partner dell’iniziativa, oltre a visitare gli interni delle sale museali attraverso Street View e soffermarsi sui dettagli di alcuni capolavori delle collezioni disponibili in risoluzione Gigapixel.

L’emergenza del Covid-19 ha dato una spinta determinante al virtuale, ma già da tempo molti musei avevano attivato questa modalità di visita. In fondo si tratta di democratizzare l’accesso alla cultura e promuovere la sua conservazione per le generazioni future.

Tutto ciò infatti consente non solo di trascorrere qualche ora “passeggiando” nei corridoi dell’arte, ma anche di svolgere ricerche o studi a costo zero e in versione “home” senza spostarsi. La vecchia storia si faceva “pedibus calcantibus”, compulsando archivi o polverose biblioteche. Ora con la digitalizzazione di molti (se non  tutti) i documenti, e immagini si può lavorare comodamente in remoto.

Facciamo attenzione però a non confondere un tour virtuale di uno di questi musei (o di altri) con la cosiddetta “realtà virtuale” soprattutto quella “immersiva”, che per sua stessa definizione, simula in tutto la realtà effettiva. L’avanzamento delle tecnologie informatiche permette oggi di navigare in ambientazioni fotorealistiche in tempo reale, interagendo con gli oggetti presenti in esse.

Immersivo infatti indica che tutti i sensi umani possono essere utilizzati. Attualmente il termine è applicato solitamente a qualsiasi tipo di simulazione virtuale creata attraverso l’uso del computer, spesso videogiochi o applicazioni che richiedono l’uso degli appositi guanti muniti di sensori (wired gloves), un visore, degli auricolari e talvolta anche una cybertuta.

Noi – almeno in questi giorni – alla cybertuta preferiamo la tuta normale.
Per vedere i musei virtuali ecco il link.

https://www.visitmuve.it/it/virtual-tour/

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