Io resto a casa è il mantra obbligatorio in queste giornate difficili per noi veneti, italiani, europei e oramai per quasi tutti nel pianeta terra. Per cercare di rallentare il contagio da Covid-19  dobbiamo chiuderci in casa e ridurre al minimo o addirittura interrompere i contatti sociali. Nessuna uscita, dunque, se non per motivi di stretta necessità, come ad esempio andare in farmacia per l’acquisto di farmaci (non uno sciampo o una crema effetto lifting) o per fare la spesa (non una salsa al tartufo) e rifornirci di viveri di prima necessità. Ma per chi non vuole rischiare l’uscita per paura del contagio, c’è una valida alternativa: la consegna a domicilio.

La consegna a domicilio (in inglese home delivery) è un servizio che consiste nel trasporto di merci o prodotti direttamente a casa del cliente. Viene offerta da molte aziende ai loro clienti secondo una politica di assistenza e può essere richiesto un minimo contributo di rimborso spese oppure può avvenire gratuitamente. In questo secondo caso i costi fissi del servizio sono già ammortizzati all’interno del prezzo della merce venduta.

Da tempo i settori merceologici della consegna a domicilio sono praticamente tutti, da quello alimentare a quello dell’abbigliamento a quello di beni mobili di vario tipo.

Oggi anche le persone che non si sono mai avvalse dei servizi a domicilio, ne fanno uso e la richiesta infatti è aumentata vertiginosamente. A tal punto che alcuni supermercati hanno tempi di consegna lunghissimi che rasentano la settimana. Le aziende o i negozi più preparati hanno cominciato ad avvalersi di rider di varia età per coprire le città e dintorni, senza far pagare la consegna. Ma per chi abita lontano dai grandi centri urbani, che fare? In alcuni paesi di montagna o lontano dalle principali città o vie di comunicazione, ci pensano dei volontari del comune di residenza.

In Veneto particolarmente, terra che ha sempre avuto il felice primato del volontariato, molti giovani si stanno prodigando per portare la spesa o i farmaci ad anziani soli o immobilizzati o senza mezzi di trasporto. Non dimentichiamo che Padova è stata nominata per quest’anno Capitale europea del Volontariato e che l’intera regione ha sempre dimostrato particolare attenzione a quello che oggi si chiama “terzo settore”.

Essere disponibili per questi gesti di aiuto e di collaborazione è un modo per dimostrare che insieme possiamo farcela. Non si tratta soltanto di tenere in piedi attività altrimenti a rischio (stando fermi mesi senza produrre e avendo solo costi), ma anche di guardare avanti.

Ma se non siamo soliti usufruire dell’home delivery, come fare? come sapere chi ci può portare la spesa a casa? A questo proposito il web pullula di siti dove trovare informazioni utili anche personalizzate: basta digitare il nostro indirizzo o CAP e ci vengono forniti tutti i recapiti dei servizi più vicini.

Ci sono moltissime piattaforme che offrono queste informazioni. Ne deduciamo però che il servizio di spesa a domicilio varia anche a seconda della regione in cui ci troviamo.

La Coop fornisce il servizio su Roma, in Emilia-Romagna e in Veneto mentre per Lombardia Piemonte e Liguria viene messo a disposizione il servizio di Laspesachenonpesa. Per puntare al maggior risparmio è consigliabile verificare direttamente sui portali dei diversi supermercati, se viene messo a disposizione il servizio. E poi una telefonata per accertarsene non guasta. Ad esempi Supermercato24 si occupa della consegna di prodotti di alcuni specifici supermercati con cui ha accordi commerciali (Coop Lombardia, Bennet, Conad, Tuodì, Fresco Market, MD, Pewex, Iper, LIDL).

In tempi normali il costo della consegna a domicilio era di solito di 4-5 euro per spese fino a 70/80 euro, gratis per spese superiori. In questo periodo tuteliamoci chiedendo prima se è il servizio è gratuito o meno e guardiamoci dalle eventuali truffe. Una maggiorazione eccessiva sul totale della spesa ci deve per lo meno insospettire.

Se siamo stanchi di stare ai fornelli o abbiamo voglia di qualcosa di sfizioso per risollevare il morale, possiamo cercare un servizio a domicilio da parte dei ristoranti della città. Un po’ più difficile se si abita lontano dai centro urbani, ma nulla è impossibile: basta cercare bene o munirsi di un po’ di pazienza. Se diamo uno sguardo su Fb o in generale in internet troviamo decine di ristoranti, pizzerie, sushi o kebab pronti a portarci a casa i piatti pronti. Ci sono anche offerte vantaggiose e sicuramente fantasiose. E’ la dimostrazione ancora una volta che non manca la voglia di “normalità” e nemmeno l’inventiva. Appena i ristoratori si sono resi conto che la sosta non sarebbe stata breve come si pensava, hanno incominciato a farsi venire idee e a metterle in pratica.

E’ la strada buona per reagire, oltre che per non fermarsi. E dopo questa “astinenza” da pizzeria del sabato sera o da aperitivo con gli amici, forse assisteremo ad un periodo di euforia.

Restiamo in attesa, senza perdere la speranza.

#Io resto a casa #insiemecelafaremo #andràtuttobene

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