Ha chiuso ieri una mostra interessante: curata da Luca Beatrice e Alessandra Castellani, con la collaborazione di Luisa Gnecchi Ruscone e Jurate Piacenti, la mostra “Tattoo, storia sulla pelle” al terzo piano dell’M9 di Mestre, ha esplorato la dimensione planetaria e creativa dei tatuaggi dal punto di vista antropologico, storico, artistico e sociale. Per quei pochi che non lo sanno, l’M9 è il grande Museo multimediale del ’900 inaugurato a Mestre il 1° dicembre 2018: rappresenta l’intervento più importante della Fondazione di Venezia per contribuire al rilancio e allo sviluppo della terraferma veneziana. Progettato dallo studio berlinese Sauerbruch Hutton e ispirato a esperienze internazionali di rigenerazione urbana.

L’organizzazione della mostra sui tatuaggi è avvenuta in collaborazione  con la Fondazione Musei di Torino – Museo d’Arte Orientale. Una storia del tatuaggio prima di tutto, a partire dalle antiche civiltà del Mediterraneo come gli Egizi: presso questo popolo della Valle del Nilo il tatuaggio aveva un valore sacrale. Si sono scoperti tatuaggi sulle mummie.

Presso altri popoli i tatuaggi erano propri di schiavi e prigionieri. Poi è toccato ai marinai e ai navigatori-avventurieri che dall’Europa navigavano verso terre lontane e nuovi continenti. E’ dalla Polinesia infatti che giunge in Europa la parola “tattoo”.

L’antropologo e criminologo veronese Cesare Lombroso nell’Ottocento considerava i criminali tatuati come uomini primitivi e non evoluti. Nel secolo scorso il tatuaggio diviene una moda per uomini e donne e l’età della pratica si abbassa fino agli adolescenti. Il tatuaggio in realtà è senza età e si possono trovare anche anziani tatuati per amore, per scommessa o ….semplicemente per piacere.


Oggi il tatuatore – uomo o donna che sia  –  è un/un’ artista professionista pagato/a spesso profumatamente: come il fiammingo Wim Delvoye, che ha tatuato grossi maiali non destinati all’alimentazione; lo spagnolo Santiago Sierra, che tatua per denuncia politica; il messicano Dr. Lakra, che si dedica a minuziosi disegni e interventi di street art; l’austriaca Valie Export e la svedese Mary Coble con temi legati al femminismo; l’italiano Fabio Viale che tatua le sculture in marmo di ispirazione classica. Uno spazio nella mostra è stato dedicato ai tatuatori contemporanei che contribuiscono alla diffusione della cultura del tatuaggio: da Tin-Tin, a Filip Leu e a Horiyoshi III. A questi sono affiancati i lavori di altri tatuatori sia italiani che stranieri – come Nicolai Lilin e Claudia De Sabe – ristretta rappresentanza di una numerosa comunità di lavoratori del settore. Nella mostra sono state allestite anche molte fotografie di Catherine Opie, Tobias Zielony, Sergei Vasiliev e tra gli italiani, Plinio Martelli, Oliviero Toscani.

La mostra dà l’occasione di riflettere sulla moda dilagante di tatuarsi: riflettiamo bene prima di autorizzare nostro figlio a fare un tatuaggio, per lo meno, suggeriamogli di limitarsi a disegni dalle dimensioni limitate. Gli esperti hanno scoperto che i pigmenti degli inchiostri vengono assorbiti dalla pelle, arrivano nel circolo sanguigno e raggiungono i linfonodi. Si tratta di particelle di dimensioni infinitesimali, inferiori a un milionesimo di millimetro. Eppure, raggiungono le stazioni del nostro sistema immunitario alterandone le proprietà immunologiche.

Ancora: sembra che i tatuaggi peggiorino problemi della pelle già esistenti, come per esempio la psoriasi. Non alzano il rischio di tumore della pelle, ma possono nascondere un melanoma in fase precoce. Infatti molti pigmenti, soprattutto quelli scuri, coprono la pelle e impediscono al dermatologo di individuare il melanoma o un basalioma, che andrebbe scoperto e asportato ai primi stadi: dopo, quando diventa più grande, è più difficilmente curabile.

Allora sono forse da condannare? No, ma cerchiamo di affidarci a dei bravi professionisti e di limitare l’estensione del tattoo: una piccola farfallina o un quadrifoglio o un cuoricino non saranno certo causa di gravi malattie. Ancora una volta, la moderazione pare essere il segreto della buona salute.

 

 

 

 

 

 

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