di Bruna Mozzi

Lo conosciamo tutti qui a Nordest – dove ha la sua origine – e oramai lo richiedono in tutto il mondo. Grandi e piccini lo adoriamo come dessert a fine pasto o come spuntino goloso di metà pomeriggio, ma nulla impedisce che lo si possa gustare anche al mattino come colazione energetica.

Ce lo preparavano le nostre nonne in casa col sistema tradizionale: biscotti da inzuppare, uova, mascarpone, tanto caffè e cacao in abbondanza. Ingredienti naturali mescolati con amore. Forse nasceva proprio in quegli anni, intorno ai mitici Sessanta oppure un paio di decenni più tardi e precisamente – come sostiene il poderoso vocabolario Sabbatini – nel 1980, anno a cui risalgono le prime testimonianze nei testi e nei vocabolari appunto.

La sua origine

Quale sia l’origine di questo dolce non si sa: ci sono alcuni ingredienti di base della zuppa inglese, altri del Dolce Torino. E Giuseppe Maffioli, attore di fama diretto da molti registi quali Dino Risi (La moglie del prete), da Monicelli (Vogliamo i colonnelli) solo per citarne alcuni, da fine gastronomo, ha affermato che il tiramisù sarebbe nato alla fine degli anni Sessanta e inizi anni Settanta. E la base sarebbe ancora una volta quella che ci riporta nelle cucine delle nostre nonne e mamme che, al mattino, preparavano ai loro pargoli prima della scuola o dell’uscita di casa una sana colazione a base di “sbatudin” o “sbatutin” come dicono qui in Veneto, con uova e zucchero.

Nella guida turistica L’Italia dei dolci del Touring Club Italiano, nella sezione relativa al Veneto, il tiramisù viene definito «dolce moderno per eccellenza» e oramai diffuso in tutto il mondo: lo possiamo gustare a tutte le latitudini.

Mi è capitato di mangiarlo in Cina come in Sud America, ovviamente con qualche piccola modifica e dal sapore non del tutto “ortodosso”. Spesso all’estero è chiamato tiramisù, un dolce che rispetta la tradizione solo perché si mangia al cucchiaio, ma per il resto ha subito notevoli modifiche, come ad esempio il tiramisù alla fragola o ad altri gusti.

Lo scrittore trevigiano Giovanni Comisso, eccentrico volontario al fronte della Grande Guerra, affermò che il tiramisù sarebbe nato addirittura in una casa di tolleranza del centro di Treviso, e che sarebbe stato servito ai clienti per “riprendersi” dopo la prestazione. Una provenienza dunque alquanto originale e “intrigante”, di cui molti hanno parlato e continuano a parlare.

Friulano o Trevigiano?

 Dal 29 luglio 2017 la ricetta tradizionale friulana del tiramisù è stata inserita dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali friulani e giuliani della regione Friuli-Venezia Giulia: se questo ha deluso gli abitanti della Marca, si è invece posto fine ufficialmente al dilemma che assillava molte casalinghe o massaie che si chiedevano se andasse preparato con i savoiardi o con dei biscotti prodotti da una nota azienda di Novara. Ora si sa: con i savoiardi e la questione pare finita qui…

Il tiramisù mette d’accordo sapori di origine diversa così come di diversa provenienza sono i suoi ingredienti: il mascarpone è un formaggio tipico della Lombardia, i biscotti savoiardi provengono dalla zona della Savoia che ha dato loro il nome (anche se ci sono altre località che “vantano” la primogenitura del savoiardo, come il comune di Castel San Pietro Terme in provincia di Bologna), il caffè ha origine medio-orientali dall’Arabia e portato in Europa dai Turchi, il cacao addirittura da oltreoceano. Insomma il tiramisù sembrerebbe essere un dolce simbolo anche del Terzo millennio, visto che unisce ciò che è diverso per colore, sapore, consistenza. Un po’ come vuole il melting pot dei nostri decenni: uomini e donne di lingue, colore della pelle, usi e costumi differenti a convivere pacificamente nella stessa città, negli stessi paesi.

Dove trovarlo?

A Padova dove lo possiamo mangiare? Se lo si cerca con il pan di spagna a volte servito in coppette a volte in fetta, è ottima la pasticceria al Duomo, dove lo si può gustare seduti comodamente ad un tavolino della piazza omonima e godersi lo “struscio” cittadino. Oppure alla fine di un pasto leggero lo si può gustare dai Fradei Kempes in Riviera Tito Livio. Da Biasetto poi, nota pasticceria di Via Facciolati le monoporzioni di tiramisù sono gustosissime e l’ambiente rinnovato è molto accogliente. E in provincia? Dalla pasticceria  Cappelletto a Macola di Camposampiero.

In altre parti della territorio padovano, il dolce diventa da record: nel giugno del 2014, per celebrare i suoi primi vent’anni, il Centro Commerciale Piazza Grande di Piove di Sacco ha vinto il 4° Guinness World Records ufficiale con un Tiramisù di 1.285 chilogrammi e più di 40 metri quadri di superficie!

 

 

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