La cittadina trentina, grazie a restauri sapienti e riusi rispettosi, è riuscita a mantenere integra la sua identità storica.

Mezzano, nella Valle del Primiero, è un pittoresco borgo a 90 chilometri da Trento che, dal 2010, fa parte del prestigioso club dei “Borghi più Belli d’Italia”. È uno scrigno antico con  milleseicento abitanti, caratterizzato da una architettura rurale ed una infinità di piccoli scorci che messi assieme, fanno qualcosa di grande. Un borgo gioiello che, forte del palcoscenico stupefacente rappresentato dalle Pale di San Martino, manda in scena uno spettacolo tutto suo, di quelli che incantano nella loro disarmante semplicità.

Il passato legato a filo doppio alla ruralità montana, da altre parti praticamente dimenticato, qui non si limita a sopravvivere, ma è vivo, presente. Rinasce nelle antiche case contadine in legno e pietra, a volte costruite per formare un tutt’uno con stalla e fienile, nel campanile a cipolla di San Giorgio dai chiari richiami tirolesi, che nell’800 fu dipinto a due colori, nelle piazze abbracciate alle fontane. Ma soprattutto in un continuo, fiero e convinto omaggio alla natura.

Inoltre i restauri effettuati in modo sapiente hanno fatto in modo che Mezzano mantenesse integra la sua identità storica. Anche gli edifici più recenti inseriti nel tessuto originale attestano la presenza di una contemporaneità architettonica in continuità con lo spirito della tradizione. È questo il caso di Via Roma, aperta nella seconda metà del 1800, di Piazza della Fontana, di piazza Brolo e del Centro civico.

Percorrendo le antiche stradine è facile immaginare un salto indietro nel tempo avvolti in un’atmosfera piacevole e per certi versi romantica.

Si cammina tranquilli nel silenzio per stradine anguste, a misura dei vecchi mezzi agricoli e si rimane affascinati dagli affreschi che compaiono, all’improvviso, sulle facciate delle antiche abitazioni contadine, dalle Madonne agli angoli e sui muri delle case, dalle croci, dai capitelli, dai lavatoi e, soprattutto dai tantissimi orti, circa 400 (uno ogni quattro abitanti), sottratti al cemento.

Le coltivazioni ancora prevalenti sono ortaggi, alberi da frutto e qualche pianta di vite. La cosa più  sorprendente è rappresentata dai fiori che crescono negli orti,  di numerose specie e varietà a testimoniare che quelli di Mezzano non sono solo orti ma orti-giardino dove accanto alla biodiversità di alimenti si custodisce anche la bellezza ed il  piacere di vivere.

Il periodo migliore per ammirarli è giugno – luglio. Sono censiti e segnalati nella mappa turistica distribuita in paese.

Cinque segni sparsi nel rurale

Per sintetizzare tutti questi pregi e metterli in bella evidenza, sono stati predisposti cinque percorsi: le acque, gli orti, le antiche iscrizioni, i dipinti murali dei “frescanti”, cioè i pittori di affreschi e le architetture. Sono i “Segni sparsi del rurale” che fanno di Mezzano un’icona di rusticità non ancora sfiorita. Per questa comunità il passato è legato a doppio nodo alla ruralità montana e non si limita a sopravvivere, ma è vivo, si fa presente. Un bell’esempio di come – con amore per il proprio paese, semplicità e cultura – si riescono a valorizzare anche le cose più semplici e renderle, in tal modo, uniche. Questi percorsi fanno di Mezzano un museo unico a cielo aperto, che si visita semplicemente passeggiando lungo diversi itinerari a tema, ben segnalati con una chiara ed accattivante segnaletica.

All’acqua, fonte imprescindibile per la sopravvivenza di qualunque comunità, è dedicato un itinerario ad hoc che conduce alla scoperta delle numerose fontane, ben cinque nel centro storico, collocate in spazi liberi alla confluenza di più strade testimoniano un passato non molto lontano quando servivano sia per l’approvvigionamento di acqua per uso domestico  e sia per l’abbeveraggio degli animali, dei lavatoi e delle lisiere, i locali dove si produceva la lisia per il bucato, delle roste, i (canali di irrigazione, dei resti di mulini e di segherie e degli “Stoli”. L’acqua arrivava dagli “Stoli”, gallerie, lunghe e basse, situate nella parte alta del paese, che servivano ad intercettare vene d’acqua incanalandola appunto verso le fontane. Sul percorso  anche la storica “Lisiera dei Cosneri”, unica in tutto il Trentino ad essere tutelata dalle Belle Arti, era  utilizzata dalle donne di un tempo per fare il bucato. Le lenzuola cambiate durante l’inverno si lavavano tutte assieme, nel mese di marzo prima di andare per “pradi”, prima al canal (il lavatoio pubblico) e poi alla lisiera. Qui si lasciava la biancheria immersa nella lisia calda tutta notte e poi alla mattina si tornava al canal per sciacquarla. Oggi il locale, puntualmente restaurato, contiene ancora tre calgere, le tipiche caldaie in rame ed è sede di piccoli eventi e presentazioni; un luogo insomma di aggregazione così come lo era per le femene, le donne intente al bucato.

Ad impreziosire le case di Mezzano non ci sono solo dipinti murali ma anche antiche iscrizioni. Databili dal 1700 ad oggi, le si rintraccia sulle facciate, sopra le porte, negli architravi…. in un prezioso repertorio che ancora una volta manifesta una cultura popolare spontanea che non intende permettere che il passato venga cancellato. Queste sono tracce indelebili. I caratteri si rifanno per lo più alla scrittura araldica. Di valore comunicativo e commemorativo ed anche magico religioso, in passato condividevano presumibilmente un codice.

Cataste e Canzei la legna diventa arte

A tutto ciò si aggiunge un sesto percorso, permanente dal 2010. Infatti da qualche anno è esplosa una discreta ed incantevole forma d’arte, unica nella sua semplicità. Tanto semplice che nessuno ci aveva pensato prima. Il paese in fatti, anno dopo anno, si sta popolando  di meravigliose e monumentali cataste di legna. Si sta parlando di “Cataste e Canzei”, installazioni artistiche (attualmente sono 32) che vogliono reinterpretare l’antico rito dell’accatastamento della legna.

Una singolare iniziativa che ogni anno richiama artisti affermati e studenti delle scuole d’arte perché realizzino le loro grandi installazioni. Ecco allora la fisarmonica in tensione che pare una stella, la clessidra chiusa tra sole e luna a segnare il trascorrere del tempo e la grande parete che ricorda l’alluvione che colpì il paese nel 1966. E ancora, gli uomini intenti a tagliare l’albero e la catasta instabile che cede a un coreografico crollo. Un dono quello dei canzei, come si chiamano le cataste nel dialetto locale, che si rinnova e trasforma nel tempo, facendo di Mezzano uno straordinario museo sotto il cielo che val la pena visitare e rivisitare all’infinito.

Music Academy International di New York torna per il sesto anno a Mezzano

Un’altra chicca è il Festival internazionale “Mezzano Romantica” una serie di eventi musicali e culturali di alto livello e ricchi di suggestione. L’edizione di quest’anno, la IX,  prevede tanti concerti e serate teatrali che allieteranno Mezzano e l’intera vallata del Primiero fino all’autunno.

La rassegna, avrà il suo clou fra il 24 giugno ed il 3 agosto con il Trentino Music Festival di Mezzano Romantica, realizzato in collaborazione con la Music Academy International di New York, che terrà come ormai di consueto i suoi corsi estivi internazionali nel Primiero, dove arriveranno da tutto il mondo decine di musicisti, docenti e allievi. L’offerta musicale proposta quest’anno dall’Academy newyorkese  sarà estremamente differenziata e spazierà  fra opera lirica, musical, concerti orchestrali e musica da camera. Un’assoluta novità sarà il Dolomiti Choral Festival, durante il quale verrà eseguita la Messa di Gloria di Giacomo Puccini per coro e orchestra.  Studenti e professori, infine, presenteranno numerosi concerti di Musica da camera in varie combinazioni strumentali.

Caseificio Sociale Primiero una passione genuina

Un’altra eccellenza di questa terra è il “Caseificio Sociale Primiero”. Una realtà che dal 1981 è dedita all’arte casearia e da allora custodisce la tradizione e pratica l’innovazione per produrre formaggi di altissima qualità tra cui il Primiero, il Trentingrana DOP, la Toséla ed il Botìro (presidio Slow Food).La sua è una storia speciale, un intreccio di sapori e profumi, espressione di una passione antica e genuina.

La cooperativa conta su 63 soci, di cui un ventina conferiscono solamente in estate, durante il periodo dell’alpeggio, dalle malghe in gran parte ubicate all’interno del Parco Naturale di Paneveggio – Pale di San Martino, angolo tra i più belli e intatti del Trentino. Il latte fresco viene raccolto direttamente dalle aziende socie sia nel fondovalle e sia in quota.

Il Caseificio gestisce inoltre  gli Agritur Malga Rolle situato sul Passo Rolle a 1980 metri di altitudine e Malga Fossernica di Dentro nella Valle del Vanoi per raccontare sulla tavola la storia dei suoi formaggi e dei prodotti del territorio. Merende, pranzi e cene ogni occasione è buona fare visita a queste malghe e provare la sua interessante cucina. Il Caseificio dispone anche di un grande punto vendita presso la Sede sociale di Mezzano dove si possono acquistare i formaggi ed anche tanti altri prodotti del territorio.

Macelleria Bonat ogni degustazione diventa poesia

Entrare nella Macelleria Bonat è come entrare in un santuario di cose buone. Il titolare Luigi Valline, mente artistica e brillante che è stato fotografo e musicista ha utilizzato la sua abilità di cuoco per creare un insieme di prodotti unici che si possono degustare ed acquistare solo in questa macelleria. Fare la spesa qui non significa solo procurarsi prodotti di grande qualità, genuini ed originali, ma significa anche scoprire perché sono unici, dato che Luigi e la moglie Simonetta sono sempre disponibili a raccontarli.

Il primo ingrediente “segreto” è che tutti i prodotti presenti in macelleria non conoscono il glutammato e come unico sale viene  esclusivamente usato quello dell’Himalaya, macinato a pietra. Il secondo è la qualità assoluta delle carni che provengono da animali di cui si conosce l’intera filiera:  provenienza, allevamento e scheda tecnica di alimentazione. Il risultato sono prodotti straordinari quali lonzetta alle mele, o alla menta e stevia, speck al naturale non affumicato, speck al limone, al pino cirmolo, mortandele con mirtilli, ginepro e prugne. Il terzo è la frollatura che da al palato una sensazione di gusto unica ed una assoluta digeribilità. Il tutto porta ad un’esperienza unica da provare per comprendere un nuovo modo per sfamare le emozioni.

Eccellenze nascoste ai piedi delle Pale di San Martino

Sono davvero tante le cose da vedere a Mezzano. Questo è uno scrigno di gemme inattese, che seducono l’occhio, stuzzicano il palato ed incantano l’orecchio. Ma soprattutto raccontano di un legame forte per il passato e la tradizione. Il percorso può iniziare dalla Casa Museo “Tabià del Rico”.

In questo antico fienile adeguatamente ristrutturato, Mary Orler Orsingher ha creato il suo piccolo mondo antico, mettendo insieme strumenti di lavoro antichi, attrezzi, oggetti per la casa, costumi e corredi sottratti alla polvere e riconsegnati alla memoria. Un altro fiore all’occhiello di Mezzano è il Tabià del “Checo” che ospita, al piano terra, la vetrina delle eccellenze del paese, mentre il piano superiore è dedicato a piccoli incontri e momenti di rappresentanza. Mezzano è anche rinomato per l’artigianato artistico.A creare autentici capolavori in legno ci pensano gli scultori Renzo e Silvano Zeni. Una volta entrati nel negozio, inebriati da un intenso profumo di legno, rapiti dai tanti capolavori esposti si scorge, dietro un vetro, il cuore pulsante della bottega, un piccolo laboratorio a vista dove lo scultore di turno all’opera. La maggior parte del loro lavoro è su ordinazione. Anche un altro Zeni, Gianluigi figlio di Renzo, è un artista del legno. Nel suo atelier, adiacente a quello del babbo Renzo, sono esposte alcune delle sue opere più significative espressione di uno  stile estremamente diverso da quello del babbo Renzo.

Poco distante l’Artelér di Lucia Trotter, che assieme alla figlia stilista Carmen ed alla cognata Teresita (detta Zita), porta avanti la tradizione tessile di otto generazioni. Nel laboratorio preannunciato da una bellissima catasta artistica a tema “La Navesela” –  la navetta del telaio –  sono ancora in uso gli antichi telai di famiglia con cui vengono tra l’altro realizzati i pregiati damaschi double-face con disegni che risalgono all’impero austroungarico. Qui tutti i pezzi prodotti sono unici compresi quelli della figlia Carmen ideatrice di una collezione di capi scanzonata e vagamente etnica. Un tripudio di giacche, stole, sciarpe, borse e persino raffinati abiti da sposa.

Ma le eccellenze si trovano anche nel settore gastronomico. Una di queste è la Biscotteria artigianale “La Rondine”. Una microimpresa domestica con sede ad Imer, un comune vicino a Mezzano, che da cinque anni sforna biscotti e dolci da forno. La titolare Giusy Bonat si lascia ispirare dalle ricette di una volta, con un tocco di creatività ed originalità. Da questo nascono prodotti della tradizione quali Sacher e Strudel ed altri particolari come i biscotti alla nocciola, alle mandorle ed al pistacchio.

Un’altra eccellenza è il birrificio “Bionoc” di Fabio Simoni e Nicola Simion, due giovani intraprendenti che nel 2012 hanno fondato questo birrificio artigianale fra i più apprezzati d’Italia. Le materie prime sono tutte locali e per questo si definiscono “Agribirrificio delle Dolomiti”. Adesso assieme ad un terzo socio, Umberto Sinigaglia, hanno iniziato a produrre le “Birre della Terra”. Dopo la prima birra prodotta nel 2012, la “Staion” una saison alla belga, è stata fatta molta strada e molte sfide sono state vinte come testimoniano i tanti premi internazionali che impreziosiscono ulteriormente il già ricco palmares della Bionoc.

Dove mangiare: si può provare il ristorante dell’Albergo Sorive della famiglia Simon. Il menù prevede specialità tipiche della cucina trentina, preparate in modo semplice e autentico, con l’impiego di prodotti rigorosamente a chilometro zero.

Info: www.mezzanoromantica.it

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