Estate, tempo di vacanze: nonostante il Coronavirus sia sempre presente a minacciarci  e i focolai in Veneto siano in crescita, abbiamo tutti voglia di un po’ di refrigerio. Ma in molti attendiamo l’ordinanza del governatore del Veneto prevista per venerdì 31 luglio.

Intanto però alcuni hanno prenotato. Famiglie con bambini che non resistono al chiuso di un appartamento, single in vena di nuove amicizie, nonne e nonni in cerca di un po’ di fresco in montagna.

Se alcuni si sono già concessi il lusso di una vacanza a luglio e stanno già allestendo il rientro, altri fortunati stanno per partire o lo faranno nel prossimo mese. Attenzione però al primo week end di agosto che è da bollino rosso. Sabato coincide con il primo del mese e con quello che un tempo chiamavamo l’esodo estivo. Quest’anno anche a causa del Coronavirus molte famiglie partiranno per vacanze verso le località di mare per stare all’aria aperta e mettere il corpo in libertà. Ma è proprio in direzione del mare che è previsto maggior traffico.

La Società Autostrade conferma le previsioni dello scorso fine settimana, con il traffico che lentamente sta tornando a livelli pre-Covid anche sulle strade delle vacanze. Sono previsti numerosi rallentamenti in particolare in direzione Trieste e Venezia nel tratto di A4 tra Padova Est e il Bivio con la A57 ad Arino, oltre che alla barriera di Mestre Villabona. In direzione opposta (Milano) percorrenza da bollino giallo per traffico intenso per l’intero weekend, fino a lunedì compreso, a causa dei rientri.

Ma come sono cambiate negli anni le vacanze degli Italiani? E dei Veneti?

La lunga vacanza estiva di un tempo è stata sostituita da una o più vacanze brevi nel corso dell’anno, anche in bassa stagione. La variazione nelle abitudini è più marcata nel caso dei nostri connazionali, che da inizio millennio hanno ridotto mediamente di 2-3 notti i soggiorni al mare, al lago e alle terme, e hanno dimezzato la permanenza in montagna. Invece la durata della vacanza degli stranieri si mostra invariata al mare (6-7 notti in media) e nelle città d’arte (circa 2 notti) e abbastanza stabile sia al lago che in montagna.

l bilanci del turismo veneto negli anni passati, soprattutto 2018 e 2019 si sono chiusi con dei segni positivi: gli arrivi nelle strutture ricettive si aggiravano sui 20 milioni e  le presenze circa 70 milioni.

L’aspetto principale che è servito da polo attrattore per i nostri territori è senza dubbio quello legato all’aspetto culturale: le città d’arte hanno accolto il 55,3% dei turisti, però il turismo culturale è molto più vasto. Quel che è certo è che non comprende solo le opere d’arte e l’architettura delle località più visitate, le quali mostrano a volte la propria difficoltà nel raggiungere e mantenere un equilibrio con la popolazione ed il territorio. Storia e cultura si integrano con la tradizione enogastronomica e l’artigianato.

Persino il paesaggio è frutto di metodi di coltivazione che sono espressione delle nostre tradizioni. Pensiamo al vino e agli splendidi vigneti ad esempio della provincia di Treviso, un caso di splendido paesaggio rurale storico. In ogni tipologia di destinazione, i flussi turistici degli ultimi anni si sono sempre più distribuiti nel corso dell’anno e fino all’anno passato si poteva ben dire che la stagionalità delle strutture ricettive non era più strettamente legata ai periodi dell’anno, quanto al prodotto, alla sua originalità, alla capacità di valorizzarlo e di promuoverlo nel mondo.

E la promozione come avviene? oramai attraverso il web. Fondamentale risulta anche il passaparola.

L’offerta turistica della nostra regione è caratterizzata da una varietà impareggiabile, favorita dalla conformazione naturale del territorio, che viene valorizzata dalle capacità imprenditoriali degli operatori turistici, tesi sempre al rinnovamento e a rispondere al meglio alle esigenze dei clienti. Questo ha contribuito al raggiungimento di obiettivi di accoglienza molto alti.

Nel 2017, in quanto ad arrivi di turisti, il Veneto si collocava in 4a posizione tra le circa 300 regioni europee meta di turisti da tutto il mondo, dopo l’Île de France, la Catalogna e l’Andalusia. Nel 2019, il solo Veneto ha registrato tante presenze straniere quasi quanto l’intero Portogallo (47,1 milioni contro 48,9); la città di Venezia quasi quanto l’intera Danimarca (stando ai dati* del 2017, 10,1 milioni di presenze straniere contro 11,9 milioni). * Dati Regione Veneto

Queste cifre ovviamente adesso sono irraggiungibili e il turismo, causa Covid-19, ha subito un crollo gravissimo che ha messo in difficoltà molti comparti dell’indotto. Ci chiediamo: come muterà questo settore nel periodo post Covid? Negli anni scorsi si è discusso molto della necessità di un turismo sì competitivo, ma anche sostenibile. Si pensi anche solo al caso “grandi navi” a Venezia e alla trasformazione della città in Luna Park per turisti di tutto il mondo.

Quali saranno i bisogni del viaggiatore del futuro? Essi si riconoscono all’interno di quelli che la letteratura in materia definisce input interni (motivazioni, attitudini, valori e caratteristiche personali) e input esterni (simbolici, significativi e sociali) che compongono quello che viene chiamato «awareness and evoked set» che porteranno alla scelta della destinazione da visitare. I mesi futuri probabilmente porteranno meno viaggi in termini quantitativi, ma le persone tenderanno a trascorrere più tempo in destinazioni vicine al loro luogo di residenza al fine di ridurre i tempi di trasporto e, quindi, le possibilità di essere esposti a possibili virus.

L’Organizzazione Mondiale del Turismo, congiuntamente con l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha identificato in “Put People first” il claim simbolo della ripartenza del settore come slancio propositivo al periodo prolungato di lockdown.

Non ci resta che augurarci che la situazione migliori e che si possa raggiungere un equilibrio tra lo sviluppo economico, i bisogni del turista e la tutela delle destinazioni, da ottenersi attraverso strategie politiche integrate.

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