Vicenza con Naturalis Labor in Basilica Palladiana

Vicenza con Naturalis Labor in Basilica Palladiana

La performance di danza itinerante della Compagnia di Luciano Padovani sabato sera 10 ottobre a Vicenza ha coinvolto più di sempre il pubblico nella cinquecentesca Basilica Palladiana per la quale le tre coreografie sono state ideate.  

E non poteva andare diversamente con una equipe come Naturalis Labor per la regia di Luciano Padovani e lo sguardo critico di Mauro Zocchetta in un contesto come la Basilica monumento simbolo della città. Mille e duecento metri quadri del grande architetto Palladio sono stati il palcoscenico per uno spettacolo oltremodo empatico che ha svelato “Il passo segreto delle forme”.

La magnifica pièce con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Veneto, Comune di Vicenza, 79° Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico, ora in prima assoluta, è stata davvero coinvolgente. Articolato in capitoli, è un lavoro che ha riunito racconti distinti accomunati da una stessa tensione: interrogare le forme del passato attraverso il corpo contemporaneo. Figure archetipe, suggestioni letterarie e musicali sono riaffiorate e trasformate perdendo progressivamente la loro riconoscibilità per diventare materia viva, movimento, presenza. Lo spazio della Basilica nobilmente aulico nella misura in cui ricorda lo splendore dei Classici, non è stato un semplice contenitore della danza, ma è diventato parte della drammaturgia.

L’architettura palladiana con la sua geometria, la sua monumentalità e la sua stratificazione storica è entrata in relazione con i corpi, orientandone traiettorie e distanze fino ad amplificarne la presenza. Noi spettatori siamo diventati protagonisti attraversando lo spazio assieme agli attori per buona parte della messa in scena vissuta alla maniera del ben scelto titolo sopra citato. Interessanti le motivazioni. Il passo è la più piccola unità del movimento, ma anche la traccia di un sapere antico. Le forme sono figure che emergono, si trasformano e talvolta si sottraggono allo sguardo. Il segreto è ciò che non si offre immediatamente allo sguardo, ma viene scoperto a poco a poco.

I tre capitoli “La Reine”, “Left Behind” e in chiusura “A Faun”, ciascuno con il proprio linguaggio, hanno trasmesso concetti importanti. Il primo con la stupenda Roberta Piazza nelle sontuose coreografiche spettacolari vesti della Regina, ha fatto capire quanto il potere costi e come ci renda ineluttabilmente prigionieri. Il secondo, con gli svettanti Michele Hu, Roman Riabych, Ginevra Zaramella e di nuovo Roberta Piazza, ha rammemorato tra divani rosso vintage (spostati in verticale nello spazio scenico, talora con facilità, tal altra con emblematiche forzate involuzioni, gesti interrotti), l’imprescindibilità del patrimonio a volte pesante della classicità. Una eredità di grande valore la cui voce continua a risuonare nel presente ma che potrebbe riuscire vincolante se non la si sapesse rendere fattivamente parte viva del tempo attuale. /

Il terzo atto è stato una sorpresa.   

“A Faun” per la coreografia di Chiara Olivieri, ha avuto come interpreti il duetto Zagana Capilupi e Daniel Tosseghini. Entrambi flessuosi, intensi, carismatici, si sono rivelati superlativi. Li abbiamo infatti visti assai concentrati sul significato del testo e poeticamente immersi nelle note di Claude Debussy. La palma dell’eccellenza va a tutti gli abilissimi danzatori dello spettacolo!

Prevedibilmente calorosi i molti applausi. Applausi convinti, prolungati, favoriti dalla vicinanza degli interpreti in quella emozionate scena: uno dei saloni più rappresentativi del culto della nostra Classicità.   

Anche se lo spettacolo non potrà più essere quello in Basilica Palladiana, la pièce dirà certamente molto anche in altri contesti mantenendo la magia dei suoi tre atti grazie all’arte e alla bellezza espressa da quei corpi in continua trasformazione e alla validità di quei messaggi.

Articolo a cura di Marica Rossi