Oltre 120 opere raccontano la vita, i viaggi e le emozioni del grande pittore tedesco. Dal 24 ottobre 2026 al 14 marzo 2027 una mostra di respiro internazionale, per la prima volta in Italia.
Ci sono artisti che hanno scritto pagine fondamentali della storia dell’arte, ma che il grande pubblico italiano deve ancora imparare a conoscere. Max Pechstein è uno di questi. Celebre in Germania, dove è considerato uno dei maggiori interpreti dell’Espressionismo, il pittore tedesco arriva ora a Padova con una straordinaria retrospettiva che promette di conquistare gli appassionati d’arte e quanti desiderano lasciarsi sorprendere dalla forza del colore.
È Palazzo Zabarella, nel cuore della città del Santo, a ospitare dal 24 ottobre 2026 al 14 marzo 2027 la mostra “Max Pechstein. Espressionismo dell’anima”, un percorso attraverso o 120 opere che raccontano più di mezzo secolo di attività artistica, tra dipinti, disegni, incisioni, fotografie e testimonianze personali.
Promossa dalla Fondazione Bano in collaborazione con il Comune di Padova, l’esposizione nasce da un importante progetto internazionale che coinvolge l’Institut für Kulturaustausch di Tubinga, il Kunstsammlungen Zwickau – Max-Pechstein-Museum, la Fondazione Max Pechstein e la famiglia dell’artista.
Un evento che conferma la vocazione di Palazzo Zabarella a proporre grandi appuntamenti culturali, capaci di richiamare visitatori anche da fuori regione.
La bellezza di scoprire un artista
Nel corso della conferenza stampa di presentazione, alla quale hanno partecipato il presidente della Fondazione Federico Bano e l’assessore comunale Cristina Piva, il direttore culturale Fernando Mazzocca ha richiamato l’attenzione su un aspetto particolarmente interessante: il valore di una mostra non si misura soltanto dalla notorietà dei nomi esposti. Anzi, il fascino di questa iniziativa sta proprio nella possibilità di scoprire un protagonista dell’arte europea del Novecento che, pur essendo celebre in patria, non gode ancora in Italia della popolarità che merita.
Tra gli ospiti anche Julia Pechstein, nipote del pittore, impegnata nella tutela e nella valorizzazione dell’eredità artistica del nonno. Presenti inoltre Maximilian Letze, dell’Institut für Kulturaustausch di Tubinga, e Fanny Stoye, del museo Max Pechstein di Zwickau.
Dalla Sassonia ai mari del Sud
La storia di Max Pechstein è quella di un giovane di umili origini che riesce, grazie al talento e alla determinazione, a diventare uno dei protagonisti dell’avanguardia europea.
Nato nel 1881 a Zwickau, in Sassonia, figlio di un operaio tessile, studia a Dresda e nel 1906 entra nel movimento Die Brücke, “Il Ponte”, fondato da giovani artisti desiderosi di superare le convenzioni accademiche.
La loro pittura rompe gli schemi tradizionali: i colori diventano intensi, le forme si semplificano, i contorni si fanno marcati. Non conta più riprodurre fedelmente ciò che l’occhio vede, ma trasmettere quello che l’anima sente.
Pechstein sviluppa presto un linguaggio personale. Nei suoi quadri si avvertono l’energia emotiva di Edvard Munch e il richiamo a mondi lontani che aveva affascinato Paul Gauguin.
Viaggiatore instancabile, ama soprattutto il mare e la natura. Soggiorna lungo le coste del Baltico, visita l’Italia e le Cinque Terre, trascorre alcuni mesi nelle isole Palau, nel Pacifico. Luoghi che diventano inesauribili fonti d’ispirazione.
Le sue tele si popolano di pescatori, donne, bambini, barche e spiagge illuminate dal sole. Il colore racconta la gioia di vivere, ma anche il desiderio di fuggire dalle tensioni della società moderna.
L’arte più forte delle tragedie della storia
La vita del pittore attraversa due guerre mondiali e uno dei periodi più drammatici della storia europea.
Durante il nazismo, la sua produzione viene classificata come “arte degenerata”: centinaia di opere vengono confiscate e l’artista perde il proprio incarico accademico. Una persecuzione che non riesce tuttavia a spegnere la sua passione creativa.
Dopo la Seconda guerra mondiale Pechstein torna a insegnare e continua a dipingere, dedicandosi soprattutto alla natura e ai ricordi dei suoi viaggi. Muore a Berlino nel 1955.
Un percorso tra emozioni, paesaggi e ricordi
La mostra padovana si sviluppa attraverso tre sezioni, intitolate “Cercare”, “Trovare” e “Riflettere”, che accompagnano il visitatore alla scoperta delle diverse stagioni creative dell’artista.
Dalle prime opere, come Ragazza nel bosco e Natura morta con fruttiera, si arriva alle suggestioni dei mari del Sud e alle composizioni della maturità, dove la luce e il colore sembrano esprimere un profondo desiderio di serenità.
Di particolare interesse anche le fotografie realizzate nel 1927 nei villaggi di pescatori della Pomerania, insieme a schizzi e documenti che consentono di entrare idealmente nello studio del pittore.
A raccontare l’uomo dietro l’artista contribuisce Julia Pechstein, che custodisce i ricordi tramandati dalla famiglia. Tra questi, l’immagine di un nonno talmente innamorato della pittura da presentarsi al battesimo del primo nipote, nel 1939, con il cappotto indossato direttamente sopra il grembiule da lavoro.
Un episodio che restituisce il ritratto di un uomo per il quale dipingere rappresentava una necessità quotidiana.
E forse è proprio questo il segreto della sua arte: la capacità di trasformare la vita in colore e il colore in emozione.
Dopo le tappe nei Paesi Bassi, in Germania e in Austria, Padova accoglie l’unica tappa italiana di questa importante retrospettiva. Un’occasione preziosa per scoprire un grande artista e, al tempo stesso, per lasciarsi affascinare da una pittura che, a distanza di oltre un secolo, continua a parlare alla sensibilità contemporanea.
Informazioni:
Palazzo Zabarella, Padova.
Dal 24 ottobre 2026 al 14 marzo 2027.
Apertura dal martedì alla domenica, ore 10-19. Biglietto intero 16 euro, ridotto 14 euro.
Informazioni: www.zabarella.it.

















