Asiago, un formaggio pieno di storia

Asiago, un formaggio pieno di storia

Una lunga storia fatta di allevatori e casari, che affonda le radici in tradizioni antiche lungo i pascoli di montagna. In una parola Asiago, un luogo della montagna veneta e un formaggio unico che ne porta il nome. E oggi sono sempre di più i turisti che, oltre alla bellezza del luogo, vogliono godersi il suo prodotto migliore che in cucina può trovare infinite combinazioni.


Nel 2026 l’Asiago DOP Prodotto della Montagna celebra vent’anni dalla sua introduzione nel disciplinare di produzione, una scelta per valorizzare la filiera legata ai luoghi d’origine sopra i 600 metri d’altitudine, rafforzarne la sostenibilità economica e tutelare il territorio e la biodiversità che la esprime offrendo ai consumatori garanzie sulla provenienza e la qualità del formaggio.
Ad Asiago, nell’ambito di Made in Malga, manifestazione dedicata ai formaggi di montagna, con partecipanti da tutta Italia e anche dall’estero, dopo il primo fine settimana dal 4 al 6 settembre , si appresta al secondo appuntamento dall’11 al 13 settembre.

Qui il Consorzio Tutela Formaggio Asiago, promotore dell’evento, sarà presente con i soci Malga Basson di Sotto, Malga Marcai, Malga Pian di Granezza, Malga Dosso di Sotto, Malga Primo Lotto Valmaron, Malga Serona, Malga Verde, Malga Larici, Caseificio Finco e Caseificio Pennar. Tra gli appuntamenti, hanno riscosso un notevole successo di pubblico lemasterclass di sabato 5 settembre con Asiago DOP & Sicilia DOC: dialogo tra territori e culture del gusto mentre sabato 12 settembre, alle 11 il tema sarò dedicato all’Asiago DOP che incontra i vini di montagna del Trentino. In particolare la masterclass dedicata all’abbinamento dell’Asiago Dop con i vini siciliani ha visto la presenza del Consorzio doc Sicilia, con il direttore Camillo Pugliesi e il sommelier Vito Damanti, una realtà che vede una produzione pari a 80 milioni di bottiglie l’anno. In abbinamento sono stati proposti un Nerello Mascalese, un Cerasuolo di Vittoria Docg (Nero d’Avola e Frappato), un Pignatello di Castelvetrano, e uno Sciuscià (Nero d’Avola in purezza appassito).

Per il terzo anno consecutivo, torna inoltre Asiago Eexperience, lo spazio promosso direttamente dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago con incontri dedicati alla scoperta della preziosa produzione di montagna. L’edizione 2026 è dedicata alla biodiversità sensoriale, con una serie di appuntamenti che raccontano le diverse sfumature dell’Asiago DOP e il rapporto tra formaggio, ambiente e comunità in collaborazione con AIS Veneto e ONAF Delegazione di Vicenza.
I numeri raccontano una realtà in crescita. La produzione di Asiago DOP Prodotto della Montagna, nel primo semestre del 2026, è aumentata del 7,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un andamento che si inserisce in un trend costante: tra il 2015 e il 2025, le forme sono passate da 52.802 a 68.555, con un incremento del 29,8%. Il dato conferma la vitalità dell’Asiago DOP Prodotto della Montagna e il suo ruolo per l’economia locale, sostenuto anche dall’ingresso di nuove malghe nella compagine dei soci, grazie al costante lavoro del Consorzio di Tutela.

La menzione identifica l’Asiago DOP prodotto nelle tipologie Fresco e Stagionato esclusivamente sopra i 600 metri d’altitudine da malghe e caseifici situati nella zona della denominazione tra Veneto e Trentino. Prodotte secondo un rigido disciplinare per il quale ogni fase avviene esclusivamente in montagna, le forme raccontano l’unicità di un’area dove i pascoli, le essenze erbacee e floreali, l’altitudine e le diverse zone di monticazione unite a tecniche artigianali millenarie contribuiscono a tramandare nel formaggio il genius loci non replicabile del più ampio comprensorio di malghe d’Europa.


I risultati ottenuti in vent’anni dall’istituzione dell’Asiago DOP Prodotto della Montagna – afferma Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio Tutela Formaggio Asiago – mostrano l’efficacia di pianificazioni e scelte di lungo periodo. La sfida dei prossimi vent’anni sarà quella di creare le condizioni affinché questa produzione possa continuare a mantenersi in buona salute, affrontando i cambiamenti con la resilienza che è propria della nostra filiera e preservando il patrimonio di conoscenze, saperi e paesaggio che la rende unica”.
Malghe e caseifici sono i custodi del paesaggio alpino e contribuiscono ad alimentare un indotto turistico che si lega sempre più al valore della DOP. I dati dei primi cinque mesi del 2026 confermano la crescita dell’Altopiano dei Sette Comuni, con un +11,2% negli arrivi e un +6.8% nei pernottamenti, secondo l’elaborazione di Confcommercio Vicenza su dati del sistema statistico della Regione Veneto.

Articolo a cura di Elena Cardinali