Quando il lesso e la pearà diventano viaggio, memoria e cultura
C’è un momento, nelle confraternite del gusto, in cui il cibo smette di essere soltanto cucina e diventa linguaggio.
Succede quando una tavola racconta un territorio, quando un piatto custodisce secoli di storia, quando attorno a un lesso fumante e a una pearà profumata di pepe si ritrovano persone accomunate dal desiderio di stare insieme.
La Confraternita del Lesso e della Pearà di Verona continua così il proprio cammino fatto di convivialità, tradizione e cultura gastronomica, intrecciando incontri, visite e momenti di approfondimento che hanno il sapore autentico delle cose vere.
Il fine settimana del 12 e 13 giugno 2026 si trasforma allora in un piccolo pellegrinaggio del gusto, tra Verona e i Colli Euganei, dove il cibo incontra la spiritualità, la storia e il valore del convivio.

Il viaggio inizia venerdì 12 giugno, con una visita nel cuore di Verona.
Il ritrovo è in Piazza Bra, all’angolo con via Mazzini, quando la città scaligera si prepara lentamente alla luce piena del mattino. Le pietre antiche del centro storico diventano scenario di racconti, incontri e passi condivisi.
Non è soltanto una visita turistica.
È un modo per attraversare Verona con gli occhi di chi cerca ancora il significato delle tradizioni, osservando botteghe, scorci e piazze come pagine di un grande libro popolare.
Poi arriva la pausa aperitivo, rito irrinunciabile del Veneto conviviale.
Calici che si sfiorano, piccoli assaggi, parole leggere.
Perché spesso le amicizie più sincere nascono proprio davanti a un bicchiere e a una tavola semplice.
Il pomeriggio lascia spazio al tempo libero, quasi a voler concedere ai partecipanti la libertà di perdersi tra vicoli, profumi e memorie personali. Verona, in fondo, è una città che non ama essere attraversata di fretta.
La giornata si conclude all’Antica Trattoria al Bersagliere, storica sede della confraternita.
Qui il lesso e la pearà tornano protagonisti assoluti.
Piatti che parlano di pazienza, di lunghe cotture, di famiglie raccolte attorno alla tavola nelle giornate fredde. La pearà, con il suo profumo intenso di pepe e pane tostato, rimane uno dei simboli più identitari della cucina veronese: povera nelle origini, nobile nell’anima.
Ma il cuore culturale dell’iniziativa arriva sabato 13 giugno all’Abbazia di Praglia, a Teolo, immersa nel silenzio dei Colli Euganei.
Qui il tema del convegno è già una dichiarazione poetica:
“NUTRIRSI CELEBRANDO”
Un titolo che invita a riflettere sul valore profondo del cibo.
Non soltanto nutrimento biologico, ma gesto umano, rito collettivo, memoria culturale.

Tra i vigneti e la quiete monastica dell’abbazia benedettina, il programma si sviluppa come un percorso di ascolto e condivisione.
Ad aprire i lavori è l’Abate Stefano Visintin, figura che incarna perfettamente il dialogo tra spiritualità e cultura del nutrimento.
Segue l’intervento di Otello Fabris, che accompagna il pubblico in un viaggio affascinante “Dal macaron al Macaronico”, mostrando come il cibo possa trasformarsi in linguaggio e identità culturale.
La giornalista Elena Cardinali porta invece il tema del rapporto tra cibo e territorio, ricordando quanto ogni prodotto tradizionale custodisca il volto di una comunità.
A moderare l’incontro è il giornalista Ivan Bertani, chiamato a tessere i fili di un dialogo che unisce gastronomia, memoria e società contemporanea.
Dopo il convegno arriva la visita dell’Abbazia di Praglia, luogo dove il tempo sembra rallentare davvero.
Chiostri silenziosi, pietra antica, il profumo della campagna euganea e quella sensazione rara di pace che oggi appare quasi rivoluzionaria.
E poi il buffet.
Un trionfo di sapori della tradizione:
crudo, pancetta, sopressa, lingua, formaggi, giardiniera, tortellini burro e salvia, cotechino con pearà, pastissada e sfogliatine, accompagnati dai vini dell’Abbazia.
Non semplice degustazione, ma racconto collettivo del Veneto più autentico.
Ogni piatto diventa una testimonianza di territorio, di manualità, di memoria popolare.
Nel pomeriggio la visita al Museo Luxardo aggiunge un’altra pagina a questo viaggio culturale, intrecciando storia imprenditoriale, tradizione liquoristica e identità italiana.
Questa iniziativa della Confraternita del Lesso e della Pearà non è soltanto un programma di incontri.
È il tentativo concreto di restituire al cibo il suo significato più umano.
Perché nutrirsi celebrando significa proprio questo:
sedersi insieme, condividere storie, riconoscersi in una tradizione e capire che, a volte, un piatto fumante può ancora unire le persone più di tante parole.
E forse è proprio qui il segreto del lesso e della pearà.
Non nella ricetta.
Ma nella capacità di far sedere attorno alla stessa tavola memoria, amicizia e identità.
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