C’è un’arte che non si limita a rappresentare la realtà, ma la supera, la scompone e la ricompone, invitando l’osservatore a interrogarsi sul significato più profondo delle cose. È questa la cifra stilistica di Renzo Gianella, artista nato a Codevigo, in provincia di Padova, oggi residente a Camponogara, protagonista della mostra personale appena conclusa nel suggestivo Tempio di San Martino di Chioggia.

L’esposizione, patrocinata dal Comune di Chioggia, è stata organizzata dal Circolo Culturale Ignazio Silone, presieduto da Giancarlo Fuolega, e curata dalla critica d’arte Giorgia Pollastri, che ha accompagnato il pubblico nella lettura delle opere di un artista capace di costruire un linguaggio pittorico personale e riconoscibile.
Abbiamo visitato la mostra accompagnati dallo stesso Renzo Gianella, che con semplicità e passione ha raccontato il percorso di una vita dedicata all’arte. Un viaggio iniziato prestissimo: era il 1965 quando, ancora giovanissimo, prese in mano pennelli e colori. Da allora non si è più fermato.
Per molti anni Gianella ha svolto la professione di imprenditore nel settore del restauro, specializzandosi in particolari tecniche di lavorazione. Un mestiere che gli ha consentito di sviluppare una profonda conoscenza dei materiali, delle superfici e delle cromie, elementi che ritornano con forza anche nella sua produzione artistica.


Parallelamente, però, ha coltivato quella che è sempre stata la sua autentica vocazione: la pittura. Oggi può vantare un curriculum di assoluto prestigio, con oltre 300 mostre personali e collettive, opere esposte in musei italiani ed europei e la presenza dei suoi lavori all’interno di circa un centinaio di pubblicazioni dedicate all’arte contemporanea. Numerosi anche gli attestati e i riconoscimenti ricevuti nel corso della carriera, tra cui gli apprezzamenti del critico Vittorio Sgarbi, che ha avuto modo di valorizzare alcune sue opere, oggi presenti anche a Palermo.
La ricerca artistica di Gianella prende forma in quello che lui stesso definisce “surreal astrattismo“, un percorso espressivo che unisce la forza evocativa del surrealismo con la libertà compositiva dell’astrattismo. Le sue tele non offrono risposte immediate: chiedono tempo, osservazione e partecipazione emotiva.
Tra i cicli più conosciuti spiccano le celebri “Condotte“, opere nelle quali linee, forme e colori si intrecciano dando vita a percorsi simbolici che sembrano rappresentare il movimento dell’esistenza, gli incroci della vita, gli ostacoli e le possibilità di rinascita.
Molto significativa anche la lettura proposta dalla critica d’arte Giorgia Pollastri, che individua nelle opere di Gianella una forte componente simbolica. Secondo Pollastri, il suo figurativismo richiama il simbolismo della letteratura italiana, dove ogni oggetto racchiude significati che vanno oltre l’apparenza. Il movimento, le sovrapposizioni e gli incroci presenti nei dipinti non rappresentano semplici difficoltà, ma diventano occasioni di crescita e preparazione a nuovi equilibri.
La critica sottolinea inoltre la costante presenza del numero quattro, simbolo della concretezza, dei quattro elementi naturali – fuoco, aria, acqua e terra – ma anche dei quattro punti cardinali. È proprio attraverso questa simbologia che l’opera di Gianella trasmette un messaggio di equilibrio, direzione e fiducia nel percorso della vita.
Non è un caso che il suo paese d’origine, Codevigo, gli abbia conferito nel 2014 il prestigioso riconoscimento di “Cittadino dell’Anno“, premiando non soltanto il valore artistico delle sue opere, ma anche il contributo culturale dato al territorio nel corso degli anni.
Al termine della visita abbiamo rivolto all’artista una semplice domanda: “Dove sarà la sua prossima mostra?”.
Renzo Gianella ha sorriso, quasi con la naturalezza di chi considera il viaggio artistico una continua ripartenza.
«La prossima sarà a Berlino, nel giugno del 2027.»
Una risposta che racconta meglio di tante parole la vitalità di un pittore che, dopo oltre sessant’anni di attività, continua a guardare avanti con entusiasmo e curiosità.
La mostra di Chioggia ha così rappresentato non un punto d’arrivo, ma una nuova tappa di un percorso artistico in continua evoluzione. Un percorso fatto di ricerca, sperimentazione e libertà creativa, capace di trasformare ogni tela in un invito a osservare il mondo con occhi diversi, dove il reale e l’immaginario si incontrano fino a fondersi in una personale e affascinante visione della vita.










