A Palazzo Roverella di Rovigo l’arte di Robert Doisneau in 133 immagini in bianco e nero

A Palazzo Roverella di Rovigo l’arte di Robert Doisneau in 133 immagini in bianco e nero

Dal 23 Settembre 2021 al 30 Gennaio 2022 una mostra dedicata ad un maestro della fotografia che ha saputo raccontare con empatia la società parigina del Novecento, captando momenti di grazia ed espressioni di felicità

 

Si avvicina il 23 settembre, attesa data di apertura al pubblico della grande retrospettiva che Palazzo Roverella dedica a Robert Doisneau, tra i maggiori fotografi dell’intero Novecento internazionale. Sua è la foto che immortala il bacio di una giovane coppia indifferente alla folla dei passanti e al traffico della Place de l’Hôtel de Ville di Parigi. Una foto che sale di diritto sul podio dei baci più belli della storia della fotografia.

Doisneau, al pari di Henri Cartier-Bresson, è considerato uno dei padri fondatori della fotografia umanista francese e del fotogiornalismo di strada. Con il suo obiettivo cattura la vita quotidiana degli uomini e delle donne che popolano Parigi e la sua banlieue, con tutte le emozioni dei gesti e delle situazioni in cui sono impegnati. Nel 1986 Cartier-Bresson firma un ritratto di Doisneau che apre la mostra di Rovigo e testimonia la stima reciproca che i due uomini nutrivano l’uno per l’altro.

Mademoiselle Anita, cabaret « La Boule Rouge », rue de Lappe, Paris, 1950 © Robert Doisneau

La mostra, che resterà aperta sino al 30 gennaio del prossimo anno, è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo ed è stata curata da un grande specialista: Gabriel Bauret. Essa presenta 133 stampe ai sali d’argento in bianco e nero di diversi formati, provenienti dalla collezione dell’Atelier Robert Doisneau a Montrouge. È in questo atelier che il fotografo ha stampato e archiviato le sue immagini per oltre cinquant’anni, ed è lì che si è spento nel 1994, lasciando un’eredità di quasi 450.000 negativi. Diverse delle foto in mostra sono state sviluppate direttamente dall’autore, ma per la maggior parte si tratta di copie moderne, realizzate secondo le sue indicazioni da Hervé Hudry, il suo sviluppatore personale. Alcune stampe sono state fatte appositamente per la mostra. Completa il tutto la proiezione di un film realizzato nel 2016 dalla nipote di Robert Doisneau, Clémentine Deroudille: Robert Doisneau, le révolté du merveilleux (Robert Doisneau. La lente delle meraviglie), che contribuisce ad approfondire la conoscenza dell’uomo e della sua opera.

Il pescatore di momenti

Quella che sta per inaugurarsi a Rovigo  è una mostra dedicata a un pescatore. È così che amava definirsi Robert Doisneau. “In effetti – diceva – la mia vera passione è la pesca; la fotografia è solo un hobby” ….. il “passatempo” di uno dei più grandi fotografi del ventesimo secolo.

Robert Doisneau, , Les frères, rue du Docteur Lecène, Paris, 1934, © Robert Doisneau

L’esposizione combina un criterio cronologico con un approccio tematico: le prime sale sono dedicate alle fotografie realizzate negli anni Trenta, poi durante il periodo dell’Occupazione e della Liberazione di Parigi. Ispirate alla suddivisione dell’opera La Banlieue de Paris, le immagini si declinano in diverse sezioni tematiche (a cominciare da quella dell’infanzia, alla quale sembra che l’autore si sia sempre sentito vicino), che hanno segnato significativamente la sua opera. Ai paesaggi della Parigi del dopoguerra segue una celebrazione del mondo del lavoro. Una delle sequenze principali dell’esposizione è dedicata al teatro della strada, immortalato in molti celebri scatti; a questa sequenza fanno da contraltare varie scene di interni, scattate nei caffè o nelle portinerie. Accanto alla rappresentazione di una società proveniente da contesti umili e composta da figure anonime, si sviluppa per contrasto un campione di personalità del mondo dell’arte e della letteratura. L’insieme che ne risulta combina così diverse forme fotografiche: reportage, messa in scena e ritratto. L’esposizione si chiude con delle sequenze che riguardano momenti più intimi della vita e riti come il matrimonio, sul modello della leggendaria mostra “The Family of Man”, alla quale Robert Doisneau aveva partecipato, a suo tempo.

“Le fotografie selezionate per questa mostra – ha anticipato il curatore –  sono state scattate tra gli anni Trenta e i Sessanta, con un particolare focus sugli ultimi due decenni del dopoguerra. Sono realizzate prevalentemente a Parigi e nella sua immediata periferia, terreno di gioco privilegiato del fotografo. Scatti imprescindibili e rappresentativi della sua opera si mescolano a immagini meno iconiche o poco note; ma in ogni caso, indipendentemente dalla forma e dal soggetto, sono sempre la visione del fotografo e il suo inconfondibile spirito ad attirare l’attenzione e a suscitare emozioni.”

La poesia dell’istante quotidiano

Quello di Doisneau è un raccontare leggero, ironico, che strizza l’occhio con simpatia alla gente. Che si tratti di fotografie realizzate su commissione o frutto del suo libero girovagare per Parigi, vediamo delinearsi uno stile impregnato di una particolare forma mentis, che traspare anche nei suoi scritti e nelle didascalie delle foto; uno stile che mescola fascino e fantasia, ma anche una libertà d’espressione non lontana dal surrealismo. Se lo stile è l’uomo (come disse Georges-Louis Leclerc, conte di  Buffon), allo stesso modo la fotografia si identifica con alcuni dei suoi soggetti per esprimere una sorta di inquietudine o malinconia.

“Quello che ho cercato di mostrare – amava ripetere l’artista – era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere. Il fotografo – sono sempre parole di Doisneau  – deve essere come carta assorbente, deve lasciarsi penetrare dal momento poetico. La sua tecnica dovrebbe essere come una funzione animale, deve agire automaticamente”.

Doisneau nasce nel 1912 nel sobborgo parigino di Gentilly. La sua formazione come fotografo nasce dall’apprendistato nel laboratorio di un fotografo pubblicitario. Ma la sua attenzione si trasferisce presto ai quartieri popolari di Parigi e della banlieue, immagini che cominciano a comparire sulle riviste attraverso l’agenzia Rapho, di cui è uno dei membri più importanti. Poi la guerra lo spinge a mettersi a disposizione della resistenza per dare nuova identità ai ricercati. Dopo la Liberazione, ecco alcuni reportages per “Vogue” e nel ’49 il libro realizzato in collaborazione col suo sodale, il celebre scrittore Blaise Cendrars, La Banlieue de Paris, la prima sintesi dei molti racconti per immagini che dedicherà a questo mondo. Doisneau ne descrive la quotidianità, componendo un racconto visivo in cui si mescolano una profonda umanità e una nota di umorismo, sempre presente nel suo lavoro.

La mostra in breve. Palazzo Roverella Rovigo dal 23 settembre al 30 gennaio 2022. Orari: dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 19.00 – sabato, domenica e festivi dalle 9.00 alle 20.00