Inoltrarsi in questo libro significa assistere alla lenta composizione di un quadro che arriva pian piano a svelare il proprio soggetto. Il lettore, pagina dopo pagina, può osservare con agio i cambiamenti nella tela: il sovrapporsi delle pennellate, ampie e precise; l’emozione generata dagli accostamenti; il definirsi dei colori e delle forme, che qui prendono il temperamento di quindici alberi, scelti come metaforici alter ego per la figura del protagonista.

Autrice di altri quattro romanzi editi da Cairo Editore, Ketty Magni è capace di adattare la penna alla puntuale descrizione di luoghi e caratteri: con eleganza, tratteggia il dettaglio, dando risalto alle sfumature.

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La sua ultima realizzazione letteraria, edita nel marzo 2020, racconta la vita di Pellegrino Artusi, scrittore di Forlimpopoli noto per il famoso ricettario La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene, anche se il titolo del manuale è quasi scomparso dietro al cognome – e alla fama – del suo autore.

Dato alle stampe in prima edizione nel 1891, il libro è tutt’oggi disponibile nella più tarda versione redatta mentre l’Artusi era ancora in vita, ovvero quella del 1911. A più di un secolo di distanza, l’opera rimane un bestseller, benché la sua genesi editoriale sia stata assai faticosa e abbia costretto l’autore ad impegnarsi personalmente per garantirne la diffusione tra il pubblico.

Un ingrediente inaspettato

Il libro dell’Artusi nasce, certo, dalla conoscenza di molte prelibatezze da parte dell’autore. Complici della stesura furono però due figure non meno importanti delle epistole, dei viaggi e dei ricordi personali: la governante Maria Sabatini, detta Marietta, e il cuoco Francesco Ruffilli, romagnolo come il padrone.

Ketty Magni delinea con armonia il rapporto fra Pellegrino e Marietta, descrivendoli quasi come un padre e una figlia: da una parte, un distinto galantuomo rimasto scapolo, ma non arido d’affetti; dall’altra, una giovane dal cuore gentile, aperta al sorriso e alle confidenze del proprio maestro.

A Marietta l’Artusi dedica una speciale ricetta, quella di un panettone “migliore di quello di Milano”, in cui burro, uova, latte e farina si mescolano per creare un impasto da zuccherare e farcire d’uvetta e canditi. Vent’anni dopo la morte dell’Artusi, Marietta lo ricorderà ancora con la commozione di una bambina, ripensando al tempo in cui cucinava o leggeva ad alta voce per lui.

Una preziosa eredità

Artusi dedicò la prima edizione del suo volume ai propri gatti, Biancani e Sibillone: non aspettandosi un riscontro da parte del pubblico, fu umile nella tiratura, ma cercò immediatamente di far conoscere l’opera ai propri amici più fidati. Tra di essi, spicca il nome di Paolo Mantegazza, senatore del Regno e apprezzato scienziato, che mise più di una buona parola per la divulgazione de La Scienza in cucina.

Insieme alle ricette, il manuale stampato dal tipografo Salvadore Landi portava di casa in casa anche il vivace italiano in cui era redatto, raggiungendo alla 35esima edizione il numero totale di 283.000 copie vendute. Le ricette, inizialmente 475, crebbero fino a diventare 790, e sarebbero aumentate ancora per l’inesauribile fantasia di colui che le raccolse; ad oggi, non resta che farsi ispirare dal suo opus magnum, i cui diritti vennero donati dall’Artusi ai due domestici, che vissero dei proventi derivati dalle continue riedizioni.

“Amo il bello ed il buono ovunque si trovino e mi ripugna di vedere straziata, come suol dirsi, la grazia di Dio. Amen”.

Al termine della lettura del romanzo, alcune ricette invitano il lettore a mettere in pratica qualche suggerimento artusiano, per dare al quadro non solo forma e colore, ma anche un dolce sapore.